Silvana Veronesi

Silvana Veronesi: fedeltà e sguardo profetico

Poco più di una settimana fa ci ha lasciato Silvana Veronesi, la più giovane delle prime compagne che con Chiara Lubich hanno portato il Carisma dei Focolari nel mondo, contribuendo alla diffusione dell’evangelico “Che tutti siano uno”.

Nel 1965 Silvana ha trascorso circa due anni anche a Loppiano come corresponsabile, anch'ella costruttrice di questa città che in quei primissimi anni accoglieva ragazzi e ragazze da tutto il mondo, primi apostoli e testimoni di una convivenza sociale, civile e spirituale impostata sulla fratellanza. Non sono pochi a ricordarla in cima al College, la nuova costruzione che ospitava la scuola e le abitazioni delle focolarine, con gruppi di visitatori, mentre, guardando lontano, spiegava loro: "Vedete quel pezzo di terra, laggiù? Ecco, lì sorgerà un'attività lavorativa, lì una sala per incontri, lì...".  

Vogliamo raccontare qualcosa di lei, della sua adesione totale al progetto di Dio e della sua ricca personalità, con le parole di Elda Pardi, che a metà degli anni '50, conobbe proprio da Silvana la spiritualità dell'unità.

«Conobbi Silvana Veronesi a Firenze negli anni 1948-'49 ancora tra i banchi di scuola, all'università.

Alloggiavamo nello stesso pensionato universitario. Lei era venuta da Trento per frequentare la facoltà di Medicina. Abbiamo subito fatto amicizia: a volte andavamo insieme a sentir musica o a teatro, in loggione come erano soliti fare gli studenti.

Rimasi sorpresa quando mi accorsi che Silvana andava ogni giorno a messa e le esposi i miei dubbi di fede e la mia lontananza dalla Chiesa, dovuta anche alla formazione laicista ricevuta a scuola. Studiavo Filosofia con indirizzo pedagogico. Silvana non rispose esattamente alle mie domande, ma cominciò a raccontarmi la vita di un gruppo di ragazze con Chiara Lubich di cui anche lei faceva parte. Era una storia di Dio tra loro che si allargava a tante persone perché tutti fossero "uno", com'è scritto sul Vangelo.

Mi piacque questa storia di Dio presente tra gli uomini. MI toccò profondamente anche grazie al linguaggio con cui Silvana me la presentava. Certe parole richiamavano la terminologia dei miei studi. Per farla breve, io tornai ai sacramenti anche se ci volle qualche anno per debellare il mio laicismo. Vedevo altri giovani che frequentavano Silvana come Gabri Fallacara, Gaia, Vitaliano, Giò... Intuivo che avrebbero fatto la scelta che aveva seguito lei, ma io mi tenevo a distanza.

Durante l'estate Silvana tornò a Trento; io mi fidanzai e le scrissi sottolineando che la mia strada non era come la sua.

Lei mi rispose con tanta partecipazione ed entusiasmo, dicendomi che anche la sorella di Chiara (una delle ragazze di quel primo gruppo) stava per sposarsi. La lettera proseguiva: "C'è un solo Amore o, come dice Chiara, ‘Uno solo è l'Amore', l'amore per Iddio, sposati o non sposati che siamo...".

La corrispondenza continuò e fu la mia preparazione al matrimonio e più tardi a sentire la vocazione come focolarina sposata.

Una ventina d'anni dopo incontrai Silvana a Milano e la vidi un po' preoccupata per il nuovo incarico che Chiara le aveva affidato: la formazione dei Gen, i giovani del Movimento. "Capisci, alla mia età?" -  mi diceva - "che ne so io dei giovani?". La guardai: "Non ricordi? Io sono stata la tua prima Gen e com'è stato grande il tuo cuore nell'accogliermi sempre".

Grazie Silvana!».