Cooperativa Loppiano Prima

Secondo appuntamento sulla "Laudato sì"

Un'enciclica verde, sociale, innovativa e che ispira futuro, innovazione e cambiamento.

 "L'umanità ha ancora la capacità di collaborare per costruire la nostra casa comune" scrive Papa Francesco al paragrafo 13 della Laudato , enciclica che definire "verde" sarebbe riduttivo. «Si tratta di un documento a impianto decisamente sociale», ha spiegato il sociologo belga Bennie Callebaut, docente all'Istituto Universitario Sophia (IUS) di Loppiano e relatore, il 12 novembre scorso, all'appuntamento "Coltivare, custodire per il bene comune" svoltosi al Polo Lionello Bonfanti (Burchio). Eva Gullo, presidente EdiC SpA, ha fatto gli onori di casa e ha ricordato che si trattava del secondo incontro sui temi della Laudato Sì, promosso, oltre che dal Polo Bonfanti, da IUS, dalla Diocesi di Fiesole, dal Progetto Policoro, da AIPEC (Associazione italiana imprenditori per un Economia di Comunione) e con il patrocinio del Comune di Figline-Incisa Valdarno.

L'assessore Lorenzo Tilli a ricordato che la tavola rotonda fa parte del cartellone della diciottesima edizione di Autumnia: «Ambiente, agricoltura e alimentazione - ha specificato - sono i grandi temi di Autumnia che hanno bisogno di essere supportati dalla riflessione culturale e dalla creazione di sinergie con centri di studio e appuntamenti come questo».

Il prof. Callebaut ha offerto una lettura sociologica dell'enciclica, privilegiando la dimensione globale e trasversale: «Il sociologo deve interrogarsi sul contesto e sulle domande che pone un tema come l'ecologia: cosa aiuta e cosa frena la sensibilità sociale nei confronti di un argomento di tale portata? Quest'enciclica è una riflessione sui limiti dell'uomo e del suo rapporto con l'ambiente». Ha poi ricordato che nel documento il papa esorta ad avere uno sguardo universale sulla madre Terra: sollecita a tornare a un rapporto relazionale con l'ambiente. Per questo Francesco proclama l'urgenza di un cambiamento e di una rivoluzione culturale che sappia "resistere" e contrastare lo strapotere della tecnica che, anziché favorire una ricerca di soluzioni globale e connessa dei problemi, incoraggia la frammentazione e una visione del potere della tecnica come unica chiave di crescita e progresso umano. La salvezza, dunque, non verrà dalla tecnica ma dalla costruzione di reti di fraternità: mettersi insieme, rallentare la marcia per guardare la realtà in modalità "slow", riflessiva, cercando di recuperare i valori distrutti dalla sfrenatezza megalomane della tecnologia.

Marco Cardi, responsabile della Pastorale Sociale e del Lavoro della Diocesi di Fiesole e del Progetto Policoro, ha sottolineato anche la dimensione "micro", quella della prossimità e dell'applicazione dei princìpi dell'enciclica a partire da sé e dal quotidiano: «Occorre aprire lo sguardo al globale partendo dal territorio in cui viviamo, dalla quotidianità che ci sfida - ha spiegato - prima di abbracciare il mondo, impariamo ad abbracciare le nostre periferie, quelle delle città e dei luoghi in cui viviamo, attuando progetti che rispondano alle domande della nostra gente».

Ma Laudato Sì non è solo riflessione teorica e tantomeno proclami di buone intenzioni. «Accanto alla teoria c'è il ‘fare'» - ha ricordato il moderatore Roberto Tietto, presidente di RERUM (Rete Europee Risorse Umane), organismo che si occupa di formazione e realizzazione di eventi culturali. «Si tratta di un documento che supporta metodi, stili di vita e di lavoro, progetti già in atto che vogliono essere prova e risposta al "grido della terra"».

Enrico Azzone è un esperto di Cooperazione internazionale presso il CIHEAM, Centro internazionale di Studi e Alta Formazione Mediterraneo con sede a Bari ed è a capo della ONG Cooperazione nei Territori del Mondo che si occupa di cooperazione internazionale e realizzazione di progetti a tema ambientale e di sviluppo. «Un progetto di cooperazione nasce dall'ascolto di un territorio. Nel nostro caso il Mediterraneo. Si identifica un problema particolare e si cercano insieme, in maniera partecipata le soluzioni», ha spiegato Azzone. Tra i progetti che la nostra ONG ha realizzato soprattutto in Libano, c'è la costruzione di centri di cura e riabilitazione per persone con disabilità, di asili e altre strutture pubbliche, oltre che al trasferimento di conoscenza di buone pratiche agricole. «Non dobbiamo mai dimenticare che le persone sono i destinatari del nostro lavoro. Un intervento di cooperazione ha senso se si tiene conto della gente e in particolare delle fasce più vulnerabili della popolazione».

Pietro Isolan, classe '75, invece è perito agronomo. E' responsabile tecnico del settore vinicolo presso l'azienda Fattoria Loppiano e dell'annessa fattoria didattica. Rappresenta inoltre la neonata associazione "Veraterra". «Siamo nati per creare spazi e programmi produttivi sulle tematiche della sostenibilità ambientale e percorsi educativi per bambini, ragazzi e giovani.  Da due anni siamo anche partner di due progetti Erasmus dell'università di Firenze, sempre sulle tematiche ecologiche».

«Le numerose tecniche di coltura che si ispirano al vasto panorama della sostenibilità ambientale e le forme "sociali" ad essa legate, come gli eco villaggi e altre decine di strutture simili, dicono che la sensibilità a questi temi è tanta e che è cambiato il nostro approccio alla natura. La parola chiave del nostro lavoro è "relazione", perché tutto in natura lo è.  Occorre riparare alla frattura che si è creata tra l'uomo e l'ambiente.  Progettare percorsi rispettosi di tali principi, significa quindi riparare questa rottura, studiare metodi e strutture sociali rispettose dell'ambiente che Dio ci ha dato».

Su cosa puntare dunque per continuare ad attuare sempre più concretamente i principi dell'enciclica?, si è chiesto Isolan. «Occorre giocarsi tutto sull'educazione. Dobbiamo far innamorare i ragazzi della natura e metterli in connessione con essa. Dobbiamo creare le condizioni culturali e sociali per formarli a questa relazione». 

La mattinata si è conclusa poi con un pranzo di solidarietà presso Terre di Loppiano, in collaborazione con AIPEC, l'associazione italiana degli imprenditori per un'Economia di Comunione. Il ricavato è andato a sostegno della ricostruzione di aziende di imprenditori del comune di Arquata Del Tronto, colpite dal recente sisma.