FLOW PALCO

MENO MURI E PIU' SINERGIE, PAROLA DEI GIOVANI DEL PRIMO MAGGIO

In 1.200 a Loppiano per l’appuntamento del Primo Maggio, all’apertura della Settimana Mondo Unito.

 

L’impegno per fermare la guerra, per le popolazioni dell’Ecuador, per la propria città e per l’Italia. RIVEDI LO STREAMING!

«E noi, cosa stiamo facendo per fermare la guerra?», si sono chiesti questi ragazzi arrivati a Loppiano un po' da tutt'Italia.  Tarek e Lubna sono rispettivamente di Aleppo e Amman. Ad Aleppo la situazione è gravissima. «Da quando le bombe hanno ripreso a cadere a pioggia, sono tantissimi i gesti di solidarietà fra la gente - racconta Tarek. Questo rivela le qualità del mio popolo, che non si arrende, ma è ferito nella sua dignità. Diciamo a voce alta basta alla guerra e chiediamo con fede il dono della pace». «In Giordania abbiamo 3 milioni di profughi, la metà siriani - spiega Lubna. Quando arrivano hanno occhi spenti, la speranza è morta. Noi cerchiamo di condividere la vita di paura che hanno affrontato fino a quel momento, dando loro ciò di cui hanno più bisogno amore e senso di famiglia». Poi, in un messaggio-video Wa'el Suleiman, direttore della Caritas giordana, rivolge un accorato appello ai giovani italiani ed europei: «Lavorate con noi per fermare la guerra, venite in Medio Oriente e aiutateci a ricostruire i nostri Paesi, affinché la gente non debba più fuggire, emigrare. Noi vogliamo vivere nelle nostre terre».
Nahomy e Maria sono entrambe di origine ecuadoriana, ma una vive in Italia, mentre l'altra è a Loppiano per alcuni mesi. Raccontano della straordinaria forza del loro popolo: «La sofferenza di chi non aveva più niente era diventata di tutti, a tal punto che il Paese si è messo a fare ciò che poteva. I prigionieri dentro al carcere si sono messi a costruire bare in legno, persone di diversi schieramenti politici hanno fatto squadra, i cuochi sono diventati degli eroi che cucinavano un piatto caldo per tutti, i poveri hanno condiviso anche il poco che avevano».
È chiaro che i ragazzi del Primo Maggio hanno davanti agli occhi il mondo, lo si vede dal loro sguardo proiettato oltre l'orizzonte personale, sempre e comunque. Anche le relazioni famigliari, oggi profondamente compromesse dalla fluidità del concetto stesso di famiglia, vengono affrontate con una testimonianza potente e per molti versi spiazzante: quella di una famiglia che ha riaccolto a casa il padre, dopo anni di abbandono e separazione. Alla domanda su quale consiglio darebbe a chi si trova in situazioni simili, uno dei figli risponde: «Ai genitori direi di non mettere mai noi figli contro l'uno o l'altro genitore e ai figli, di amare i genitori qualunque cosa facciano, perché anche loro hanno bisogno del nostro amore».
Sul grande schermo, una frase di Chiara Lubich introduce bene il panel che conclude la mattinata: «Se volete trasformare una città, cominciate a unirvi con chi ha il vostro stesso ideale. Insieme cercate i più poveri, gli abbandonati, gli orfani, i carcerati, quelli che sono messi ai margini, e date, date sempre: una parola, un sorriso, il vostro tempo, i vostri beni....». Parte subito dopo una sventagliata di idee-progetti dei Giovani per un Mondo Unito in Italia: a Torino in un piccolo dormitorio, a Firenze con un gruppo di persone "diversamente libere", i detenuti del carcere Gozzini; a Siracusa con il Summer Campus che si svolgerà anche la prossima estate e che prevede attività di sostegno e animazioni con bambini e ragazzi in difficoltà; a Napoli e Caserta dove il progetto "Officine di Fraternità" ha coinvolto centinaia di ragazzi delle periferie a rischio e si è concluso con workshop e concerto del Gen Rosso.

Il pomeriggio prosegue all'aperto con la Expo dello United World Project su disarmo, ambiente, economia di comunione, arte, cultura con l'Istituto Universitario Sophia, Slotmob-contro il gioco d'azzardo, dialogo interculturale e interreligioso, ecc. La giornata si conclude con la "FlowRun": una corsa a tappe che culmina in un'esplosione di festa, musica e colori quasi a dimostrare che entusiasmo e gioia sono imprescindibili per chiunque voglia contagiare altri nell'avventura di un mondo "per" e non "contro".