Juan Francisco

Juan Francisco, chitarrista del Gen Rosso

Un giovane argentino, che decide di lasciare tutto per collaborare alcuni mesi con la band internazionale. Un tour in Giordania, che spalanca i suoi orizzonti. Un’esperienza a Loppiano, che gli rinnova l’anima. Questa č la storia di Juan Francisco Villalba.

Certamente c’è chi, prima di tutto, si chiede: come fa un giovane argentino a diventare improvvisamente, chitarrista del Gen Rosso? «Attraverso José Juan Quesada, direttore del Gen Rosso – racconta Juan Francisco – ho saputo che a Loppiano, circa due anni fa, è nato un nuovo progetto, il Progetto Giovani, che dà la possibilità ai giovani come me di passare un periodo più o meno lungo nella cittadella, impegnandosi nei più vari campi. Alcuni di questi giovani, per esempio, collaboravano con il Gen Rosso. Personalmente mi attirava molto l’idea di trasmettere, attraverso le canzoni e gli spettacoli, i valori fondamentali per lo sviluppo umano e sociale: l’educazione alla pace e alla solidarietà, il lavoro di squadra, l’apertura a una società multietnica, il dialogo tra le generazioni. Insomma, mi si presentava davanti una realtà diversa ed interessante».

E fu così che… il nostro giovane argentino decise di piantare tutto e partire: «Affrontare questo viaggio è stato qualcosa di completamente nuovo per me, poiché significava mettere in pausa, per alcuni mesi, i lavori e i progetti che avevo a Tandil, la mia città in Argentina, e buttarmi a capofitto in quell'esperienza. Eppure quella proposta mi risultava una sfida interessante che ero disposto ad accettare».

L’idea è quella di partecipare al tour che il Gen Rosso ha in programma per la Giordania, organizzato insieme alla Caritas di quel paese.

Prima di partire dall’Argentina, quindi, Juan Francisco si mette a studiare le canzoni che avrebbero fatto parte della playlist del tour. Poi, si ritrova in aereo, destinazione Firenze: «Sono volato in Italia e ho conosciuto per la prima volta Loppiano e i membri del Gen Rosso. Mi sono sentito in famiglia, davvero come a casa mia».

Il progetto che la band stava preparando per la Giordania si chiamava "Be the change" (sii il cambiamento). «Arrivati ad Amman, per cinque settimane abbiamo lavorato in vari workshop, a cui hanno partecipato circa 500 giovani di diverse scuole, sia nella capitale che a Madaba e Al Fuheis. Ogni settimana condividevamo il nostro tempo con circa 100 ragazzi, suddivisi nei quattro workshop: danza, percussioni, comunicazioni e canto corale. Io mi occupavo di quest’ultimo, insieme a Michele, uno dei cantanti del Gen Rosso».

Gli workshop di cui parla Juan Francisco sono fatti in modo da coinvolgere gli studenti, dopo un’adeguata preparazione, nel concerto finale.

«Nei singoli workshop – continua a raccontare Juan Francisco – si è creato un clima speciale, perché ogni giorno, prima di andare a lavorare nei gruppi, avevamo un momento di “input”, di approfondimento, con i ragazzi e i dirigenti.  Proponevamo una frase da vivere durante la giornata, che prendevamo dai testi delle canzoni del Gen Rosso come, per esempio: “For one another (“l'uno per l'altro”) o “Making space for love” (“Facendo spazio all'amore”). I concerti sono stati senza dubbio particolari, il culmine di un lavoro fatto insieme. Era molto bello costatare i progressi di ogni gruppo. Tanti ragazzi non si conoscevano tra di loro ma sono riusciti a vivere un'esperienza di fraternità molto forte, sia tra loro che con noi, sperimentando concretamente cosa vuol dire costruire un mondo più unito».

E Juan Francisco? Cosa si è portato via da questa originale esperienza? «È stata anche per me una cosa nuova, come un rinnovamento dell'anima... Un'iniezione di forza per il fatto di poter trasmettere così tanto attraverso quel linguaggio speciale che è la musica, dove sento di poter fare un bene più grande al mondo e ancor di più, se è condiviso con questa famiglia che è il Gen Rosso».