Dado Nomadelfia 2

I bambini di Nomadelfia a Loppiano

Una cinquantina di bambini accompagnati da alcuni genitori e coordinatori delle scuole elementari e medie di Nomadelfia hanno visitato lunedì 19 marzo la Cittadella Internazionale di Loppiano, è stata anche l'occasione per scoprire qualcosa in più sulla vita della comunità grossetana che ospiterà per prima, il 10 maggio, Papa Francesco.

Il programma prevedeva un primo momento di presentazione della vita di Loppiano, con la scoperta della legge della città, attraverso il lancio del Dado dell'Amore, poi una visita guidata al Santuario di Maria Theotokos, l'incontro con le artiste del Gen Verde e, nel pomeriggio, la visita all'atelier di Hung e alla Bottega di Ciro, con un'immersione finale nel mondo dell'Economia di Comunione al Polo Lionello.

«Oggi siamo 54, tra bambini e coordinatori,» raccontano Chiara e Cristiana, due cittadine di Nomadelfia, durante il pranzo all'Auditorium «noi adulti accompagniamo  i bambini delle scuole elementari e medie e, per loro, questa è un'esperienza "scolastica", nel senso in cui don Zeno voleva che i ragazzi vivessero la scuola, cioè come vita, una scuola di popolo, familiare e vivente».

Nel 1968, don Zeno ottenne dal Ministero della Pubblica Istruzione la possibilità di educare i figli di Nomadelfia sotto la responsabilità dei genitori, nella scuola interna alla comunità.

A tal proposito, Chiara, coordinatrice della scuola e mamma di sei figli racconta: «Avvalendoci dell'articolo della Costituzione che sancisce il dovere-diritto per i genitori di mantenere, istruire ed educare i figli, abbiamo creato questa particolare esperienza educativa, che ci permette di crescere i nostri figli secondo i  valori del Vangelo, della fraternità».

Tutto nasce dall'esperienza personale di Don Zeno che, a 14 anni, lasciò la scuola perché, come aveva spiegato ad un sacerdote, lì insegnavano cose che poi non servivano nella vita. Da qui, il desiderio di creare una scuola che fosse "vivente", che cioè rendesse ogni momento della  vita educativo: «È l'ambiente nel quale i ragazzi vivono (familiare, sociale e naturale) ad essere di per sé educativo. Don Zeno non voleva che si formasse una divisione tra la scuola e la vita. I bambini devono sentire l'unità tra le due esperienze» spiega ancora Chiara.

Cristiana, accanto a lei, è arrivata a Nomadelfia quando aveva due anni, con i suoi genitori, oggi è sposata e ha 10 figli: «Noi adulti siamo i coordinatori, non gli insegnanti, perché per noi l'unico insegnante è il Signore. Noi condividiamo quel qualcosa in più che conosciamo e, seguendoli, impariamo con loro, siamo stimolati da loro a fare approfondimenti specifici. Per esempio, se io voglio studiare con i ragazzi delle medie qualcosa in ambito agricolo, mi rivolgo a chi, nella comunità, fa questo mestiere, magari all'agronomo, ed è lui quel giorno a fare lezione in classe...».

Chiara e Cristiana accennano anche alla loro esperienza di madri, con la bellissima apertura all'affido familiare che caratterizza la loro comunità: «Per noi sono tutti figli, e quando arriva la telefonata che annuncia l'arrivo di un nuovo bambino in casa, siamo pronti ad accoglierlo, subito!».

Insomma, la visita dei bambini di Nomadelfia a Loppiano è stata anche l'occasione per cominciare a scoprire un pezzetto di questa bella realtà vicina, con cui condivideremo il dono di Papa Francesco in visita.