Nancy O'Donnell

Essere donna

In occasione della Giornata Internazionale della donna, che si celebra ogni 8 marzo, abbiamo rivolto alcune domande a Nancy O'Donnell, focolarina statunitense, psicologa, psicoterapeuta ed ex-docente universitaria, per approfondire il valore e l'attualitą di questa ricorrenza.

Nancy, ha senso, nel 2019, celebrare ancora la Festa della Donna? Se dovessi analizzare la condizione femminile oggi, come la descriveresti?

«Certamente ha senso. Nonostante i notevoli miglioramenti su tanti fronti, la situazione della donna, in modo particolare in alcune parti del mondo, va messa in luce per poterla cambiare. E non si può cambiare una cosa che non si riconosce come problema.

Mi sembra importante, poi, ricordare che l’uomo potrà essere veramente sé stesso solo quando l’identità e i diritti della donna saranno pienamente riconosciuti e rispettati. Alle volte, l’uomo finisce con l’usare la sua forza fisica per “dominare” la donna, diminuendo così il suo  vero essere uomo, perché ha paura di perdere la sua identità. Ma la sua vera identità può emergere solo quando anche quella della donna trova il suo giusto posto».

Quale contributo la donna può dare alla società, alla cultura, in politica, alla vita della Chiesa?

«La condizione femminile in questo momento, a mio avviso, dovrebbe fare un salto di qualità, nel senso che la lotta per l’uguaglianza dei diritti, nella gestione della società e partecipazione alle risorse economiche, deve trovare il suo fondamento nella valorizzazione di ciò che è essenzialmente femminile. Spesso, purtroppo, per raggiungere l’uguaglianza nella vita della società le donne sentono di dover assumere atteggiamenti e comportamenti più “maschili” perché altrimenti non sono rispettate o accettate come leader. Quello che serve è una definizione diversa di leader e di potere che includa caratteristiche tipicamente femminili come l’empatia e la capacità di mediare. È questo il contributo indispensabile che la donna può e deve dare alla società oggi: non diventare come l’uomo, ma essere pienamente donna. La confusione che permea il mondo sull’identità di genere, secondo me, troverà la sua risposta in questa riscoperta o in certi casi la scoperta del valore del femminile, sia nella donna che nell’uomo, senza confondere l’identità distinta e diversa fra uomo e donna».

Ma allora che senso ha parlare di uguaglianza tra uomo e donna?

Considero le differenze fra la donna e l’uomo su quattro livelli. Dal punto di vista biologico le differenze sono ovvie. Non devo, in nome dell’uguaglianza, portare dei pesi al di là delle mie forze. C’è una differenza. Le donne, quasi per istinto, corrono meno rischi degli uomini. Non è per paura. Il corpo della donna è fatto per custodire e far crescere una nuova vita e la donna sa, anche se non è madre, che il suo corpo va protetto. Il secondo livello è quello psicologico. Si pensa che i maschi crescano più verso l’autonomia, mentre le femmine più verso la relazionalità. Tutti dobbiamo essere sia autonomi che relazionali, ed è importante considerare questi due aspetti di uguale importanza. Poi abbiamo l’ambiente e i ruoli che sono assegnati secondo la società in cui viviamo. Queste di ruolo sono le differenze che spesso, giustamente, sono contestate. L’ultimo livello è certamente il più importante e sarebbe quello esistenziale: l’essenza della persona umana è, così come Dio ci ha creati, maschio e femmina. Per me è molto importante non parlare di “complementarità” quando si parla del rapporto uomo/donna. Si potrebbe intendere che non siamo completi, ciascuno in sé stesso».

Ultimamente il Papa si è espresso in modo molto forte riguardo l’importanza del contributo femminile nella Chiesa. Cosa ne pensi tu?

Secondo me, questo nostro Papa sta proclamando l’atteggiamento giusto in questo campo. Mi trovo completamente d’accordo con quanto ha affermato, per esempio, durante la conferenza stampa che ha tenuto nel volo di ritorno dal Messico, nel 2016. In quell’occasione ha detto fra l’altro: “Io, anche per esperienza personale, quando chiedo un consiglio, chiedo a un collaboratore, a un amico, un uomo, ma mi piace anche sentire il parere di una donna; e ti danno tanta ricchezza! Guardano le cose in un altro modo. A me piace dire che la donna è quella che costruisce la vita nel grembo, e ha – ma questa è una comparazione che faccio – e ha questo carisma di darti cose per costruire. (…) Il Papa ha bisogno anche del pensiero delle donne. E anche il Papa ha un cuore che può avere un’amicizia sana, santa con una donna. Ci sono santi amici: Francesco e Chiara, Teresa e Giovanni della Croce… Ma le donne ancora sono un po’… non bene considerate, non totalmente… Non abbiamo capito il bene che una donna può fare alla vita del prete e della Chiesa, in un senso di consiglio, di aiuto, di sana amicizia”. Per me queste parole del Papa rispondono all’esigenza più profonda dell’umanità oggi, quella di trovare l’equilibrio fra forte e empatico, fra indipendente e co-dipendente, fra autonomo e relazionale, cioè la persona umana completa come Dio ci ha creati».