Everard Van Weede

EVERARD: LA MIA ESPERIENZA ALLA SCUOLA GEN

Che cos'è la scuola gen? "Mi piace dire che, più che parlare di Dio, viviamo in Dio: qui si trovano relazioni fondate sull’'amore, per cui non importa da dove vieni o cosa credi prima di arrivare".

Abbiamo chiesto di guidarci dentro la vita di una Scuola Gen a Everard Van Weede, olandese classe 1997.

Everard, come sei arrivato alla Scuola Gen a Loppiano?

Finita la scuola media superiore, nell’estate 2015 avevo idea di conoscere un po’ il mondo: studiare, contribuire a servire qualche causa. Avevo dapprima cercato di accedere ad una scuola di Roma per intraprendere studi classici e umanistici ma non entrai… Sebbene non avessi pensato subito ad un piano B, alcuni amici di famiglia del movimento dei focolari mi indirizzarono ad una Mariapoli in Olanda, dove arrivai il 30 settembre, ma già tre giorni dopo fui informato della possibilità di fare un’esperienza di formazione nella Cittadella di Loppiano: senza esitare, il 3 ottobre 2015 ero già in Italia.

Era tutto nuovo, per te?

Tutto nuovo, non conoscevo neanche l’italiano (che ora parla molto bene, ndr): volevo imparare materie accademiche, magari nel campo della filosofia cristiana e della teologia. Dopo il liceo, all’inizio pensavo che mi sarei orientato verso questi campi di studio… poi invece mi sono addentrato in qualcosa di più ampio e meno definito come settore, una vera e propria scuola di vita, così come in effetti mi presentata e posso dire di avere vissuto: la Scuola GEN maschile.

Cosa ti colpì, inizialmente?

Vedevo questa gente, a Loppiano, sorridere sempre e accogliere molto. Rimasi colpito in particolare, per fare un semplice esempio, da ciò che succedeva giocando a calcio, quando magari l’agonismo può anche provocare tensione normalmente, o inasprire l’animo nei confronti degli avversari: l’agonismo lasciava spazio al rispetto e all’affetto l’uno per l’altro… davvero strano in apparenza. Capisci invece di essere accolto e di essere qualcosa di importante all’intrno della comunità: sono tanti piccoli dettagli, come questi, a farti sentire a casa.

Com’è la vita dentro la Scuola GEN?

Direi densa. Si comincia il lunedì, lavorando tutto il giorno. A Loppiano ci sono varie aziende: bisogna produrre il sapone ad esempio, magari servono 1000 pezzi al giorno… oppure c’è da tagliare l’erba, fare legna, o gestire ordini di magazzino per altre aziende che vendono accessori per bambini. Poi bisogna provvedere ai turni in cucina, di preparazione del cibo o di pulizia, prima di tornare a lavoro al pomeriggio. Alle 18.45 c’è la Messa, un momento di raduno e pausa molto bello perché tutta la cittadella si incontra: dalle famiglie alla comunità dell’Istituto Universitario Sophia, ai religiosi… E’ un incrocio di lingue, talvolta anche la propria, e questo fa sentire ancora di più a casa. Alla sera si torna a casa per cucinare e ci si può così mettere in contatto con i propri cari, mentre 21 si cena.

Perché nella Scuola GEN, come in tutta la cittadella, si parla di colori associati a ogni dimensione della vita di comunità?

C’è una grande attenzione ai colori e al loro significato perché la fondatrice del Movimento dei Focolari, Chiara Lubich, si ispirò ai colori dell’arcobaleno per illustrare la corrispondenza armonica di unità nella diversità: nel nostro vissuto, il bianco ad esempio è il cordinatore che riassume tutti i colori, così come il nero, che ne fa le veci assolvendone i compiti; quando nella scuola si “incontra il rosso” ad esempio si fa riferimento a chi è deputato alla gestione amministrativa dei beni materiali: possono servire alla comunità della Scuola GEN ad esempio vestiti o spesa, per i quali bisogna gestire risorse economiche. C’è poi una dimensione fondamentale del benessere psico-fisico, legato ad esempio a sport e salute, che riguarda il chi è deputato al “verde”; l’azzurro riguarda la gestione di pulizie ed ordine, affinché il focolare domestico sia in armonia; l’indaco è il colore della sapienza, per cui ad esempio qualcuno è deputato a prendersi cura della biblioteca; giallo è il colore della spiritualità, ossia la cura di preghiera e sacramenti; l’arancio è il colore dello apostolato, come di attività varie; il violetto riguarda Internet e la tecnologia, ma anche l’'aggiornamento ad esempio rispetto alle notizie. Sono colori che non necessariamente riguardano uffici, ma anche persone deputate con le quali a cadenza costante ci interfacciamo per il funzionamento delle varie dimensioni.

Cosa fate alle lezioni? E nel fine settimana?

Le lezioni sono svolte da professori, professionisti o figure religiose: vi sono materie di ampio respiro culturale, come filosofia o teologia, ma anche che riguardano dimensioni quotidiane o comunque da affrontare come la sessualità. Il venerdì sera solitamente ci riuniamo al bar della cittadella, mentre sabato e domenica in generale sono liberi per la famiglia, o aiutiamo persone che hanno più bisogno.

Consiglieresti ad un giovane quest’esperienza? Anche se non credente?

Consiglierei molto l'’esperienza, anche ad un ragazzo che magari non è credente o non è vicino a Dio: per una ricerca personale, per un discernimento alla scoperta o riscoperta di se stessi, Ci sono già stati diversi Gen che hanno frequentato la scuola non essendo cattolici ed hanno fatto una bellissima esperienza di comunità. Mi piace dire che, più che parlare di Dio, viviamo in Dio: qui si trovano relazioni fondate sull’'amore, per cui non importa da dove vieni o cosa credi prima di arrivare.

Cosa ha significato per te sul piano spirituale?

Posso dire che il mio rapporto con Dio è molto cambiato: sono cresciuto in una famiglia cattolica ma forse prima dell’esperienza di Loppiano anche lo stesso rapporto con la preghiera sembrava da parte mia molto schematizzato e programmato. Non direi di avere vissuto la fede da conservatore, ma certamente oggi posso dire di vivere molto più intensamente la relazione con Dio grazie al continuo scoprire Dio nell’altro che ho imparato a vivere nella Scuola GEN.

Da pochi giorni si è concluso Pulse, l’evento del Primo maggio, ne è valsa la pena?

Certamente. Pulse” è stato un’occasione di festa, per celebrare la nostra voglia di amicizia e unità, consapevoli delle difficoltà e delle diversità che però vogliamo superare! Per tutto quello che al momento succede nel mondo è un appuntamento che consiglio assolutamente: dalle tensioni internazionali, alle fake news che si rincorrono… come possiamo affrontare questo tempo senza vivere con uno sguardo unitario la nostra vita? “

 

 

Mario Agostino