Vigneto

Aiutare il pianeta con l'agricoltura

Pietro Isolan arrivato a Loppiano quando aveva 11 anni, con la sua famiglia. Immerso nella natura della cittadella, ha sviluppato un grande amore per la terra e l'agricoltura. Lavorando per Fattoria Loppiano ha scoperto la sua missione nella didattica, trasferendo alle nuove generazioni l'amore per la cura del Creato e un modo rispettoso di fare agricoltura.

«Siamo venuti qui, dal Veneto, quando avevo 11 anni,» Pietro Isolan comincia a raccontare l’origine del suo amore per la natura e l’agricoltura, dagli anni ’80, quando con la sua famiglia si trasferì proprio qui, a Loppiano «al mio babbo era stato proposto di venire a lavorare nella Cooperativa e lui aveva accettato. Al nord, era un momento in cui si faceva grande uso di prodotti inquinanti in l’agricoltura e lui non ci dormiva più la notte, non poteva sopportare di usarli!».

La Cooperativa Loppiano Prima era nata nel 1973, per coltivare i terreni di Loppiano, mettendo in pratica nel lavoro i principi e i valori che animavano la cittadella, con un’attenzione particolare all’ecosistema, alla custodia del territorio e una produzione biologica ante litteram.

Pietro cresce in questo ambiente. Dopo le scuole medie, frequenta l’Istituto Agrario a Firenze. Svolge un tirocinio presso la Fattoria Loppiano e, alla fine di quel periodo, gli viene proposto di rimanere a lavorare come tecnico.

«Fattoria Loppiano si occupa di produzione di vino, olio. Abbiamo 23 ettari di vigneto, 20 di oliveto. Poi, i seminativi, a cereali e leguminose, e l’agriturismo. Da cinque anni, portiamo avanti anche un progetto di fattoria didattica con le scuole, le associazioni e i turisti…».

Un’idea, questa della fattoria didattica, nata da un’esperienza personale.

«Un bel giorno mi sono chiesto: io ho tre bimbe, so progettare un vigneto, gestirlo dall’inizio alla fine, così per un uliveto… Ma se dovessi tirar fuori dalla terra da mangiare per loro, ne sarei capace? E la risposta è stata no. Perché avevo perso tutta la radice culturale di conoscenza dell’orto e dell’allevamento degli animali».

Così, Pietro si attiva e ricomincia a leggere e a studiare: «Leggevo libri di agricoltura sostenibile, permacultura, biodinamica. E, da lì alla didattica, il passo è stato breve. Con Fattoria Loppiano abbiamo progettato una piccola fattoria didattica cominciando a lavorare con le scuole, basando i percorsi educativi sugli elementi principali che ci sono già in azienda che, nel nostro caso, sono vino, olio, seminativi e bosco. Questo perché la fattoria didattica non è un agri zoo ma deve far rivivere la vita dell’azienda, con quello che coltiva, produce e vende».

Nei primi tre anni, dalla fattoria didattica passano circa 5000 studenti, dai bambini della materna alle scuole superiori, che arrivano anche con i progetti di alternanza scuola lavoro. E poi, c’è la collaborazione con associazioni e i progetti di agricoltura sociale: «Con un’associazione di Firenze, abbiamo organizzato sei momenti di educazione in vigna con persone con disabilità. Abbiamo lavorato sulla potatura, insegnando loro come usare le forbici e, insieme, abbiamo potato un filare intero. Per loro ha significato assumersi delle responsabilità e uscire fieri e entusiasti per quello che avevano imparato e messo in pratica».

Tra i visitatori della fattoria didattica, c’è stato anche un gruppo della Rissho Kosei Kai.

«Sono venuti dal Giappone perché volevano cominciare una realtà produttiva simile alla nostra. Sono rimasti molto sorpresi dall’importanza che diamo all’equilibrio con la natura, che anche nel Buddismo è fortissimo e ci hanno chiesto consigli: io gli ho detto di cercare sul loro territorio le tradizioni, i prodotti e le colture tipiche e poi, di svilupparle attraverso le nuove tecnologie ma con rispetto e andando alla radice».

E la radice di tutto questo lavoro, per Pietro, è una convinzione: «Io sono convinto che si possa aiutare il nostro pianeta attraverso l’agricoltura. L’agricoltura ecologica ha un’impronta sociale fortissima. Rispettare e custodire il tuo pezzetto di terra, creare un circolo virtuoso sul tuo territorio ha una valenza enorme. Così, come poter trasferire alle nuove generazioni questo sapere, questa relazione di cura e di amore verso la natura.  Sono come tanti semini piantati per il nostro futuro. Mi rendo conto che la nostra è una realtà piccola, forse una fattoria didattica non potrà cambiare il mondo ma…».

O forse sì?