1965 01 Loppiano e Chiara

ALLE RADICI DELLA MARIAPOLI/9

Continua lo scambio di ricordi ed esperienze tra ‘pionieri’: "Eravamo brasiliani, belgi, olandesi, svizzeri, francesi, argentini".… Ancor oggi circolano racconti comici, fatti realmente accaduti passati alla storia della cittadella. Eccone un esempio: un tedesco e un brasiliano dormivano nella stessa stanza...

L’allevamento dei polli. “Arrivavano i soldi per le costruzioni - racconta Domenico Fea - ma per la fattoria dovevo arrangiarmi. Era in disavanzo, non sapevo come fare per far quadrare i conti. Sapevo che in Emilia l’allevamento dei polli rendeva e quindi pensai: compro i pulcini e il mangime e dopo 90 giorni avrò i polli, li vendo e così riesco a pagare i conti e i dipendenti… E’ stata la forza della disperazione a farmi prendere l’iniziativa e dato che il primo piano di Villa Eletto era abbandonato, pensai di metterli lì. Vi erano infiltrazioni d’acqua nel terrazzo, anziché ripararlo qualcuno propose di coprirlo con una tettoia, a mo’ di capannone, e di riempirlo di pulcini!”.

“Difatti - gli fa eco un altro testimone dei primi tempi, Antonio Marangoni, tuttora nella cittadella –  la disgrazia di quella notte dell’ottobre 1964, in cui, arrivato il primo gruppo di giovani,  fu spenta la luce [ndr: vicende che già conosciamo] e tutte le faraone morirono … avvenne proprio nel capannone rialzato sul terrazzo! Ancora nel marzo del 1965, per un mese intero ho dormito a Villa Eletto portando nella stanza ogni sera la rete e il materasso e togliendoli al mattino… per continuare a scrostare le pareti, dato che lì c’erano stati i polli!”.

Domenico: “L’attività rendeva, tanto che si allargò e alla fine del ’64 impiantammo un capannone dove ora c’è l’atelier di Hung e vi trasferimmo i polli. Poi, con un contributo della regione per le attività agricole, ne costruimmo altri due, nei primi mesi del ’65. Allevavamo 20 mila polli e si puntava a 50 mila!”.

Ricordi. “Ho incontrato di recente una signora – interviene Marisa Pinosa, una vita passata a Loppiano - era una bambina all’epoca, e ricorda ancora che qualcuno di noi le aveva insegnato una filastrocca: ‘… un uovo la mattina, a pranzo la gallina, a cena la frittata … ed è finita la giornata!’”.

“Era la figlia del fattore. Avrà avuto due anni – continua Antonio -. Nel mese di maggio, quando andavamo a S. Vito per il rosario, la portavo in spalla. Don Angelo pregava sette - otto Ave Maria, non le diceva tutte e dieci … Un giorno gli abbiamo chiesto spiegazioni. E lui: ‘Ah, non posso dirne dieci, devo accorciare un po’, sennò i contadini se ne vanno via!’”.

L’'inizio delle costruzioni. “Avevamo dovuto provvedere alla luce e all’acqua – racconta Domenico - facendo mettere la cabina elettrica vicino a Villa Eletto, dove vivevano i focolarini, e portando l’acqua a Campogiallo attraverso un tubo collegato a un pozzo. Nell’area di Campogiallo si erano stabilite le prime tre focolarine – Ave, Tecla e Pina – che trasferivano a Loppiano il Centro Ave, iniziato a Grottaferrata nel 1961. Una di loro ricorda ancora che andavano a prendere l’'acqua al pozzo….

La prima pietra del College è stata messa il 4 novembre 1964. Il 1° dicembre c’erano già 7 casette prefabbricate vicino a Villa Eletto, le altre a Campogiallo sono state fatte nell’estate del 1965. Contemporaneamente veniva ristrutturato un saloncino a Campogiallo”.

Marisa: “Alla fine di novembre del 1965, quando fu inaugurato ufficialmente l’Istituto Mystici corporis, la parte centrale del college era abitabile, anche se come pavimento nella hall c’era il cemento. Nel Natale di quell’anno sono convenuti a Loppiano i focolarini di tutta Europa. Noi ragazze abbiamo in fretta lasciato libere le stanzette del college andando ad occupare l’ala nuova (oggi mediateca IUS). Come pavimento c’era la terra battuta. Dormivamo su letti a castello dell’esercito portati e montati dai soldati, con i teli al posto delle reti…”.

 Esperienze interculturali. Gigi Stralla arrivava dal Belgio: “Eravamo in un accampamento più che in un alloggio: niente mobili, niente armadi. Ricordo le prime notti insonni …

Eravamo brasiliani, belgi, olandesi, svizzeri, francesi, argentini … Ancor oggi circolano racconti buffi, fatti realmente accaduti passati alla storia della cittadella. Eccone un esempio: un tedesco e un brasiliano dormivano nella stessa stanza. Ad un certo punto della notte il tedesco si sveglia e per il caldo spalanca la finestra. Si sveglia anche il brasiliano, tutto infreddolito, e la chiude. Così più volte nella notte. Al mattino, la sorpresa per entrambi: la finestra era senza vetri!”.