Alle Radici/11 - Chiara Lubich

ALLE RADICI DELLA MARIAPOLI/11

Dalla terra bergamasca a Loppiano - Luglio 1964. In un incontro del Movimento dei focolari, ad Ala di Stura, Tino Piazza viene a conoscere il progetto della cittadella da edificare a Loppiano, vicino Firenze, negli 80 ettari donati da Vincenzo Folonari.

«Ebbi subito una grande voglia di andare a costruirla. Non sapevo come, le difficoltà sarebbero state tante, chiesi a Dio che mi aiutasse a superarle. Avevamo ormai 5 bambini e una bella casa, stavamo bene. Ma, con Agnese ci siamo detti: se questa cittadella è nei piani di Dio, perché non fare la nostra parte? Ne parlai con Giommi, il mio socio. Con lui avevamo toccato con mano il riflesso che ha il Vangelo, preso sul serio e con semplicità, sul sociale. Avevamo deciso di mantenerci coerenti sul piano etico e il lavoro non era mai mancato.

Più volte eravamo venuti a sapere che i nostri dipendenti erano stati allettati da altre ditte che offrivano paghe più alte, ma avevano preferito restare nella nostra impresa perché c’era un clima di famiglia e si sentivano trattati alla pari. Giommi fu subito entusiasta dell’idea di costruire la cittadella a Loppiano. E così siamo partiti. Sono venuto una prima volta, per vedere il posto e prendere accordi, dopo l’estate del 1964. Rimasi sconcertato di fronte a tanto abbandono dei terreni e delle case coloniche annesse alla fattoria… La linea elettrica era vecchia e poco affidabile a collegare impianti di cantiere, ma la cosa che mi preoccupava di più era la mancanza di acqua.

Il 28 luglio 1965 di mattino presto partì la prima squadra con Giommi, mio fratello Ettore e Luigi Bigoni. Scaricarono le masserizie al Terraio, una vecchia casa colonica disabitata, dove ci saremmo sistemati per dormire e mangiare. Il giorno dopo arrivò la ruspa e poi arrivarono anche i camion con i materiali. Ettore ricordava sempre che c'erano una fede incrollabile e pochissimi mezzi. Bastava un po’ di pioggia per rendere impraticabili le stradine fangose. “Eppure – diceva - si cantava, sull'aria di una canzonetta in voga a quei tempi, il fango pare d'or..”». L’acqua andavamo a prenderla al laghetto artificiale con una botte attrezzata, trainata da buoi (in seguito, per tentare di risolvere il problema almeno provvisoriamente, costruimmo dei pozzi). Era bellissimo, impressionante, il clima che si respirava: c'erano giovani laureati a scavare con il piccone, con la pala, a fare le strade, a fare le fogne… si adattavano a tutti i tipi di lavoro!

Noi, per cominciare, dovevamo realizzare le pareti di appoggio per le casette prefabbricate di Campogiallo, che poi sarebbero state montate dalla ditta che le vendeva. «Nei primi mesi del ’65 – racconta Agnese - mi ero accorta di aspettare il sesto bambino. Eravamo commossi e pieni di gioia, anche se ci rendevamo conto dei sacrifici che avremmo dovuto ancora affrontare, ma l’avere tanti figli era sempre stato il nostro sogno ed eravamo certi che non ci sarebbe mancato l’aiuto di Dio. Ogni volta che Tino tornava, di sabato, mi raccontava quello che stava nascendo a Loppiano. Allora mi venne il desiderio di andare a vedere. Passai dei giorni meravigliosi, era settembre, i bambini erano contenti. Due giorni prima di partire che succede? Mi arrivano le doglie! Chiamo l'ostetrica di Incisa, viene, mi vede e dice: “Non c'è tempo per andare in ospedale!”. Per di più le strade erano dissestate… E così è nata Maria Regina, in una casetta prefabbricata vicino a Villa Eletto». «I giovani di Loppiano – ricorda Tino - erano fuori che aspettavano, camminando e pregando.

Quando uscii ad annunciare che era nata una bambina, vollero venire a vederla. L’avevo avvolta in un lenzuolo perché noi non avevamo niente, era stata una sorpresa questa nascita improvvisa! I vestitini erano rimasti a Bergamo e fino all’indomani i negozi erano chiusi. Così loro sparirono uno dopo l’altro e riapparvero portando ognuno qualche cosa che aveva trovato dalle famiglie dei contadini: vestitini e tutto l’occorrente… anche la culla. La battezzammo a San Vito. Pina, una delle tre focolarine già stabilitesi a Loppiano, era la madrina, Emilio Fagioli, il padrino. Giorgio Marchetti focolarino sacerdote – uno dei primi compagni di Chiara – la battezzò. Alla fine della cerimonia pose Maria Regina sull'altare e la consacrò alla Madonna». (continua)