Chiara Luce Millennials

24 ORE DI LUCE: CHIARA LUCE RACCONTATA DAI "MILLENNIALS". IL VALORE DELL'ESPERIENZA

A Loppiano, il 30 ottobre 300 ospiti e amici da tutt'Italia per una giornata con Chiara Luce. Quando la vita di una diciannovenne ispira persone in tutto il mondo.

"Ho scelto di dedicare la mia vita alla fraternità universale e a costruire la pace a partire dalla vita di tutti i giorni", a parlare è Carlos, messicano ventiduenne, a Loppiano da alcuni mesi. Ha intenzione di fermarsi per un anno. "Qui siamo a scuola di fraternità", racconta Karel delle Filippine. 

In questa sala la diversità è uno dei tratti più evidenti che crea sinergie e ricchezza culturale. Non c'è sentore di diffidenza o di insofferenza. In questa sala il concetto di persona "extracomunitaria" pare non aver cittadinanza, né senso. Siamo lontani anni luce dalle dispute nostrane ed europee sull'integrazione; piuttosto la qualità delle relazioni in atto offre uno spiraglio di luce, una risposta. L'esperienza che questi ragazzi stanno facendo - sono una sessantina di oltre 20 Paesi - senz'altro segnerà il passo nella loro vita. 

È vero: l'internazionalità non è più una novità nelle nostre città e comunità. Ciò che appare nuova è la decisione che traspare dallo sguardo e dalle azioni di questi giovani: quella di chi è cosciente che ha una "missione" nella vita.

Questi millennials per i quali l'esperienza vale più dei risultati, o del prodotto finito, hanno raccolto oltre 300 persone di tutta Italia e da alcuni Paesi europei attorno a Chiara Luce Badano, prima beata diciannovenne del ventunesimo secolo. 

Lorena, 19 anni di Modena racconta che vive con altre 33 ragazze di tutto il mondo alla Scuola Gen: luogo di formazione e vita per le giovani dei Focolari che vogliono "studiare" e fare esperienza di unità e fraternità. Ha conosciuto i Focolari proprio attraverso Chiara Luce: "È' stato in uno dei periodi più difficili della mia vita, in cui avevo smesso di sognare, di "vedere" il futuro, che un'amica mi ha consigliato di leggere la storia di Chiara Luce". Per Lorena quel libro è diventato una droga: "Volevo che la mia vita assomigliasse sempre più alla sua e siccome da cosa nasce cosa, ho conosciuto altre ragazze che volevano vivere come me, per un mondo di pace. Quando ho conosciuto Loppiano, i sogni, la voglia di fare qualcosa con la mia vita, sono tornati ed ha preso forma il desiderio di trascorrere qui un periodo per approfondire questa scelta. "Nei momenti di buio Chiara Luce ha continuato ad amare. È' per questo che è diventata un faro di luce per molti e anche per me".

In otto hanno preparato una breve "piéce" teatrale: il racconto corale, a più voci, in più lingue, della vita di Chiara Luce. Ne emerge un affresco di grande attualità che si staglia in mezzo al rumore di questo tempo. Un racconto semplice e pulito: il rapporto con i genitori, il dolore e l'accettazione della malattia, la preparazione al passaggio all'altra vita. Emerge forte e chiaro il legame che questi ragazzi hanno con Chiara Luce, una relazione che da tempo ha superato i confini della morte e  si fonda sulla serietà della sua scelta che continua ad ispirare le loro giornate. 

 

"Life, Love, LIght" è il nome della canzone e coreografia finale che coinvolge tutti e con la quale i ragazzi delle Scuole Gen di Loppiano salutano il loro pubblico. L'entusiasmo e il coinvolgimento di persone di età, provenienze e orizzonti culturali diversissimi la dicono lunga su cosa la gente cerchi oggi. Forse ad aver bisogno di storie ed esperienze di vita significative e d'ispirazione non sono solo i cosiddetti millennials, ma è il cuore umano, al di là del tempo e dello spazio, che cerca qualcosa di grande per cui vivere.