AURORA (FIGLINE)

OUTSIDE: LE STORIE

La 42esima edizione del Primo Maggio di Loppiano quest'anno ha voluto parlare di speranza, di fatti di pace, riconciliazione, lotta alla corruzione, accoglienza agli immigrati. Insomma: il pane quotidiano dell'umanità. Protagonisti sono i giovani, "in uscita" non solo da se stessi, ma verso gli altri.

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 "IN USCITA": le testimonianze 

Aurora è di Figline, 10 Km da Loppiano: "Dopo essermi diplomata in ottica, sono partita per l'Angola per andare a misurare viste e distribuire occhiali in un posto medico della Caritas. Sono arrivata e la stanza era completamente vuota, l'abbiamo trasformata in un ambulatorio e le persone attraverso il passaparola sono cominciate ad arrivare. Al mattino facevo le visite nell'ambulatorio e al pomeriggio andavo in un centro d'accoglienza per bambini abbandonati. Da questa esperienza ho capito che se desidero vivere una vita bella devo impegnarmi ogni giorno a uscire dalla mia "zona di comfort" che sul momento mi fa sentire a posto con il mondo, ma poi lascia solo vuoto e senso d'insoddisfazione. Comincio a uscire quando metto da parte il mio io, le mie insicurezze, prendo un po' di coraggio e mi butto amare".

 Poi c'è Kareem, 23 anni, della striscia Gaza in Palestina che racconta la distruzione della sua città e della sua terra, il terrore sperimentato sotto i bombardamenti, il senso d'impotenza di fronte a tanta violenza. "Nel 2008 abbiamo vissuto 28 giorni in costante tensione, sotto le bombe che cadevano giorno e notte. Qualche tempo dopo, con la mia famiglia, siamo riusciti a lasciare la Striscia di Gaza e ad andare a vivere in Giordania. Con la comunità del Focolare, sperimentando la vita dell'amore fra noi, sono riuscito pian piano a superare questi traumi dentro di me, a credere che con l'amore possiamo costruire un mondo di pace. Da 7 mesi mi trovo a Loppiano e vivo con giovani di diverse culture e religioni. E' un'esperienza nuova, perché a Gaza non avevamo contatti col mondo fuori. Non è stato facile ma cercando di aprirmi, di accettare gli altri come sono, in una parola di amare, adesso mi sento a casa. Ho trovato quel tesoro che cercavo".

Micheline viene dal Congo. Ha studiato Economia Politica a Goma e attualmente frequenta l'Istituto Universitario Sophia a Loppiano. Racconta del movimento per un cambiamento sociale creato con alcuni amici, per reagire alla corruzione dilagante del suo Paese. "Abbiamo iniziato a diffondere informazioni, a lanciare progetti, come la campagna ‘Goma vuole l'acqua!'. L'abbiamo scritto dappertutto per fare capire che l'acqua è un diritto di tutti. Abbiamo organizzato manifestazioni pubbliche e incontri con le autorità locali". Una presa di posizione che le è costata l'arresto assieme ad alcuni compagni. "Mi hanno chiuso in un hangar all'aperto perché la prigione non aveva un reparto femminile. Ricordo il freddo di notte, le zanzare. Ho subito decine di interrogatori. Capivo che stavo rischiando la vita e che potevo essere condannata... Ciò che mi ha sostenuto in quei momenti terribili è stata la forza dell'unità che mi legava agli altri giovani, che vivevano come me questo ideale e che mettevano l'amore al centro della vita. Dopo 8 giorni sono stata liberata. Ho capito che per realizzare un vero cambiamento, la forza viene dall'amore. Oggi il nostro movimento è conosciuto nella regione e in altri punti del Paese; abbiamo fatto un centinaio di azioni e ottenuto alcune risposte concrete. E siamo ancora vivi, nonostante le minacce e i tentativi di strumentalizzazione". Conclude che anche se è difficile essere ora lontana dal suo Paese, ha scelto di studiare a Sophia perché vuole imparare una politica diversa, basata sul principio della fraternità: "perché la politica è una vocazione, non è un lavoro".

 Anche il dramma dei cristiani dell'Iraq è stato presente attraverso due video-testimoninaze da Erbil, la città in cui tanti si sono rifugiati e dove meno di due settimane fa sono cadute le prime bombe. Racconta Sassan: "Essere cristiano vuol dire portare la croce. I cristiani sono sempre stati portatori di croci in questa terra; le circostanze nelle quali viviamo non sono facili, c'è stato un grande movimento di migrazione all'interno del paese. Dietro a me ci sono i caravan dove vivono tante famiglie sfollate arrivate ad Erbil. La cosa bella e che ha portato tanti frutti e` che fino ad oggi possiamo vedere ancora la speranza negli occhi dei giovani. Stanno lavorando costantemente con uno spirito di tenacia, di grande voglia ad andare avanti nonostante tutto e di non lasciare il paese.

 A Firenze vive Francesca e con la sua famiglia gestisce un Bed and Breakfast . Tornati a casa dalla Giornata mondiale della gioventù di Rio de Janeiro hanno preso una decisione: riservarne una parte per l'accoglienza dei migranti. "Fino ad oggi ne sono passati 812, ciascuno con storie spesso dolorose alle spalle, ma che l'amore può sanare, com'è successo con Joy e Lorenz: lei era incinta e anche quando la Prefettura li ha spostati, abbiamo continuato ad andare a trovarli e a provvedere alle loro necessità. Quando è nato il bimbo hanno chiesto ai miei genitori di fare i padrini. Ora li chiamano "mamma" e "babbo"! Quando avranno il permesso di soggiorno definitivo vogliono tornare a vivere vicino a noi. Ogni volta che sento al Tg parlare delle stragi in mare mi si stringe il cuore.  Nel Vangelo abbiamo trovato la risposta e cerchiamo di vivere in concreto le parole di Gesù:"ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ero straniero e mi avete accolto".

Joao è brasiliano di Florianopolis. Dopo il terremoto di Haiti del 2010, che ha causato la morte di oltre 220 mila persone, migliaia di haitiani sono emigrati in Brasile. Con gli altri Giovani per un mondo unito della mia città  ci siamo domandati cosa potevamo fare. Loro parlavano francese e il dialetto “Kriolo”, poi non conoscevamo la loro cultura. Conoscendoci sempre di più, abbiamo chiesto loro quali erano le loro principali difficoltà: una soprattutto, la lingua. Abbiamo iniziato delle lezioni di portoghese una volta alla settimana, con slide, video e musica. Poi li aiutiamo in tutti i passaggi per la richiesta dei documenti e per iscriversi ai corsi tecnici gratuiti del governo, in modo che, siano in grado di ottenere un lavoro, una vita migliore. Abbiamo fatto serate culturali, con piatti, balli e canti tipici della loro terra, siamo andati in spiaggia, abbiamo organizzato partite di calcio insieme... Si pensa ora di costituire un'associazione per sfruttare tutte le possibilità che ci offrono le istituzioni per favorire il loro inserimento sociale ed culturale. Non è tutto risolto e abbiamo ancora tanto da lavorare, ma ci sembra che un seme di fraternità è stato piantato.